La cultura non è neutra
Iniziamo con un piccolo indovinello.
Padre e figlio fanno un incidente in auto. Il padre muore, il figlio viene portato d’urgenza in ospedale in gravissime condizioni. Il chirurgo lo guarda e dice: “Non posso operarlo. È mio figlio.”
Com’è possibile?
Molte persone, leggendo questa storia, rimangono per qualche secondo in silenzio. Non perché la risposta sia difficile, ma perché la nostra mente è abituata a immaginare il chirurgo come un uomo.
E proprio da qui vogliamo partire.
Sfatiamo un falso mito: il linguaggio non serve a niente
Siamo abituati a pensare che il linguaggio sia solo uno strumento neutro, utile a descrivere il mondo. In realtà, fa molto di più: lo costruisce.
Il modo in cui parliamo influenza ciò che vediamo, ciò che immaginiamo e persino ciò che riteniamo possibile. In italiano, l’uso più comune della lingua è ancora centrato sul maschile, che viene spesso utilizzato come forma “neutra” (il cosiddetto maschile sovraesteso).
Parliamo di:
- “i dipendenti”
- “i responsabili”
- “i candidati”
E lo facciamo senza pensarci. Ma proprio questa abitudine, apparentemente innocua, ha un effetto preciso: rende meno visibili tutte le altre identità. Non è una questione grammaticale, è una questione di rappresentazione.
Quando le parole influenzano i giudizi
Il linguaggio non incide solo su ciò che immaginiamo, ma anche su come interpretiamo i comportamenti.
A parità di atteggiamento, uomini e donne vengono spesso percepiti in modo diverso. Un uomo può essere definito deciso, ambizioso, determinato. Una donna, nelle stesse condizioni, rischia di essere percepita come aggressiva, arrivista o emotiva.
Questo fenomeno è noto come doppio standard di genere e non è solo teorico: si riflette ogni giorno nelle dinamiche organizzative, nelle valutazioni e nelle opportunità.
Da dove iniziare (davvero)
A questo punto la domanda è naturale: cosa possiamo fare, concretamente?
La buona notizia è che non serve rivoluzionare la lingua. Serve prendere consapevolezza e introdurre piccoli cambiamenti, progressivi.
| LINGUAGGIO NON INCLUSIVO | LINGUAGGIO INCLUSIVO | |
| Applica lo sdoppiamento | I colleghi | I colleghi e le colleghe |
| Utilizza pronomi relativi e indefiniti | I candidati interessati | Chiunque sia interessato |
| Utilizza nomi collettivi |
I dipendenti/lavoratori I dirigenti I colleghi I tecnici |
Il personale La dirigenza Il gruppo di lavoro Il personale tecnico |
| Preferisci la forma impersonale o passiva |
Il partecipante riceverà un attestato di frequenza Tutti i dipendenti devono compilare il modulo |
Un attestato di frequenza sarà rilasciato al termine del corso Si prega di compilare il modulo |
| Utilizza i femminili per i nomi di cariche e titoli professionali |
Avvocato Chirurgo Rettore |
Avvocata Chirurga Rettrice |
| Non specificare il genere evitando di aggiungere “donna”, quando si parla della professione | All’incontro parteciperà una manager donna | All’incontro parteciperà una manager |
| Evita di utilizzare l’articolo, soprattutto femminile, prima del cognome | La Bianchi ha introdotto nuove procedure | La dottoressa Bianchi / Maria Bianchi ha introdotto nuove procedure |
| Utilizza un trattamento simmetrico/paritario, nell’uso di nomi, titoli | Il dott. Verdi e la collega Maria Bianchi interverranno alla conferenza | Il dott. Verdi e la dott.ssa Bianchi interverranno alla conferenza |
| Evita l’uso di espressioni stereotipate e che fanno intendere la superiorità di un sesso sull’altro |
Il gentil sesso Maschio alfa La quota rosa In rosa |
|
| Utilizza lo schwa (Ə/ɜ), simbolo fonetico come forma neutra principale | Benvenuti al corso di formazione | Benvenutə al corso di formazione |
| Adotta altre forme sostitutive, segni grafici come * @, u, y | Buongiorno a tutti | Buongiorno a tutt* |
Sono accorgimenti semplici, ma potenti. Perché ogni volta che scegliamo una parola, stiamo anche scegliendo chi includere e chi escludere. Non è solo linguaggio. È cultura.
Il linguaggio è uno dei primi indicatori della cultura di un’organizzazione poiché influenza:
- chi si sente rappresentato
- chi si sente legittimato a partecipare
- chi percepisce di avere spazio
Ecco perché non è un tema “formale” o “estetico”. È un tema di equità, inclusione e responsabilità.
La risposta all’indovinello
Il chirurgo è la madre.
Se non ti è venuto subito in mente, non è un errore. È il riflesso di un’abitudine culturale radicata.
Questo articolo è realizzato nell’ambito della collaborazione fra Girls Who Print Italia e Quaterr, a firma di Martina Romano, ESG partner di Quaterr.